Strategia, accessibilità, esecuzione: cosa abbiamo imparato al Digital Product Masters
Il 29 maggio si è tenuto il Digital Product Masters, una nuova giornata di formazione e confronto dedicata a chi costruisce, progetta e fa crescere prodotti digitali. Ospitata negli spazi di Mare Verde, sede di Servizi CGN Società Benefit a Pordenone, la giornata ha riunito aziende, esperti e professionisti del settore in un programma articolato in tre blocchi tematici: strategia e scopo, qualità e responsabilità, esecuzione e futuro.
Il filo conduttore? Non le tecnologie in sé, ma le decisioni umane che stanno dietro ai prodotti digitali che funzionano davvero.
Focus 1 — Strategia e scopo: cosa costruire, perché e per chi
La prima sessione ha affrontato la domanda più difficile che ogni team di prodotto si trova prima o poi a fare: vale la pena costruire questo?
Elena Fantin (Servizi CGN SB) ha aperto i lavori portando la propria esperienza nella gestione di un portfolio prodotti complesso. La vera sfida è proteggere ciò che funziona, allocare risorse dove c’è reale potenziale di crescita e avere il coraggio di tagliare tutto quello che disperde valore. Un approccio che richiede chiarezza strategica ma anche una buona dose di pragmatismo operativo.
Fulvio Romanin presentando la relazione di Elena Guglielmotti (Ensoul), ha portato la prospettiva della UX Research applicata al contesto ICT. Uno dei nodi più critici nello sviluppo di prodotto è la validazione delle scelte: come capire se si sta costruendo la cosa giusta senza rallentare il progetto? Il caso studio di Heloola ha dimostrato come un approccio pragmatico alla ricerca possa guidare le scelte di UX e UI in modo sostenibile.
Agnese Gervasi (Exeen) ha chiuso la prima sezione con un intervento molto concreto sull’evoluzione del framework RICE per la prioritizzazione del backlog. Il RICE classico — Reach, Impact, Confidence, Effort — è uno strumento noto, ma spesso applicato in modo meccanico. La proposta di Agnese lo aggiorna integrando gli obiettivi di business nella valutazione dell’impatto: non basta stimare quante persone saranno raggiunte da una feature, bisogna capire se quella feature porta davvero nella direzione in cui l’azienda vuole andare.
Focus 2 — Qualità e responsabilità: accessibilità senza retorica
Il secondo blocco ha messo al centro un tema che nel dibattito sul prodotto digitale viene spesso trattato come obbligo normativo, quando invece è prima di tutto una scelta di qualità: l’accessibilità.
Elisa Canini (Maize) ha proposto un cambio di prospettiva netto. L’accessibilità non è una checklist da spuntare a fine progetto, né solo una risposta ai requisiti di legge: è un mindset che cambia il modo di progettare fin dalle prime fasi. Elisa ha presentato un framework multidisciplinare che coinvolge designer, sviluppatori e stakeholder in una conversazione condivisa sul significato di “prodotto per tutti” e sul come rendere accessibile un prodotto già esistente.
Nuala Patriarca e Salvatore Tropea (Exeen) hanno affrontato la questione dall’angolo del testing. Come si trovano davvero i problemi di accessibilità, prima che arrivino in produzione? Perché l’accessibilità non è un controllo in più. È un modo più completo di testare ciò che stiamo costruendo, un investimento che paga in qualità del prodotto finito e riduce i costi di remediation a posteriori.
Anna Maraldo (CGN Fintech) ha portato la testimonianza di come CGN Fintech ha progettato e realizzato partendo da zero un processo di pagamento accessibile. Un caso reale, con i vincoli normali di un progetto che deve stare nei tempi e nei budget, e che ha dimostrato come accessibilità e buona progettazione non siano in contraddizione — anzi, spesso si rafforzano a vicenda.
Focus 3 — Esecuzione e futuro: prodotto digitale nell’era dell’AI
La terza sessione ha guardato all’oggi e al domani, con un focus su come l’intelligenza artificiale sta cambiando concretamente il lavoro di chi costruisce prodotti digitali.
Giulio Michelon (Belka) ha tracciato un percorso evolutivo che va dal design system all’AI, in pochi anni. Non si tratta di una sostituzione, ma di un’espansione degli strumenti disponibili. Il punto critico è la scelta: quale strumento usare, in quale contesto, per quale tipo di problema?
Francesca Pizzutilo (Maize) ha spostato il punto di osservazione sul prodotto AI-native — ovvero i prodotti che non integrano l’AI come feature, ma la mettono al centro della propria logica di funzionamento. In questo contesto, il ruolo del designer cambia: non si tratta più di progettare interfacce statiche, ma di orchestrare sistemi intelligenti. Un cambio di paradigma che coinvolge l’intero team di prodotto.
Andrea Virgilio (Beliven) ha portato dati concreti su quello che molti si chiedono: quanto può davvero accelerare l’AI il ciclo di sviluppo? Il caso di ClosyTalk — da zero a prodotto in 60 giorni — ha mostrato cosa significa riscrivere le regole dello sviluppo sfruttando l’AI usare l’intelligenza artificiale non solo come feature del prodotto, ma come motore dell’intero ciclo di sviluppo.
Luca Troso (Adastra) ha chiuso la giornata mirando a un obiettivo preciso: cambiare, in 60 minuti, il modo in cui i partecipanti scelgono strumenti, procedure e tecnologie. Il principio guida è semplice ma spesso dimenticato — prima il processo, poi la soluzione — e applicarlo con metodo può fare la differenza tra adottare strumenti che moltiplicano la complessità e quelli che la riducono.
Un grazie speciale a tutti i relatori, a Servizi CGN Società Benefit per l’ospitalità a tutti coloro che hanno scelto di esserci per affrontare tematiche sempre più centrali per chi vuole fare davvero la differenza nel mercato digitale.

