I temi chiave del Digital Security Festival a Udine
In qualità di cluster e punto di riferimento per l’ecosistema ICT del Friuli Venezia Giulia, DITEDI ha scelto di sostenere con convinzione un appuntamento che ha posto al centro del dibattito il tema “Infinito Umano”, affrontando le questioni più urgenti per il futuro delle imprese e della società: intelligenza artificiale, cybersecurity, resilienza operativa, normative di settore (come DORA e NIS2), sovranità digitale e trasformazione del lavoro.
L’incontro ha confermato come la vera sfida della trasformazione digitale non sia più soltanto tecnologica, ma culturale, organizzativa e, soprattutto, umana.
Governare l’innovazione: le domande giuste prima dell’automazione
Nel suo intervento di apertura, Marco Cozzi — Head of Innovation & ICT di Banca Finint, Presidente del Digital Security Festival e tra i promotori dell’iniziativa — ha richiamato l’attenzione sulla velocità straordinaria con cui si muove l’innovazione. L’intelligenza artificiale entra quotidianamente nei processi aziendali, modifica le professioni e accelera le decisioni. Tuttavia, in questo scenario emerge un rischio paradossale: mentre aumenta la capacità della tecnologia di generare risposte, si dedica sempre meno tempo a formulare le domande giuste.
Per chi guida un’organizzazione, innovare non significa soltanto introdurre nuovi strumenti o rincorrere la velocità del mercato, ma comprendere come questi trasformino processi, competenze e modelli organizzativi. DITEDI condivide pienamente questo principio: le imprese devono chiedersi perché adottare una tecnologia, quale valore reale intendono generare e chi mantiene il controllo delle decisioni.
L’IA amplifica le capacità, non sostituisce la responsabilità
Un concetto chiave emerso dall’evento riguarda la netta distinzione tra l’output di una macchina e il ruolo della leadership. Se da un lato l’IA rappresenta un’opportunità straordinaria per incrementare la produttività, la capacità di analisi e la qualità delle decisioni, dall’altro la capacità di un sistema di produrre una risposta non equivale alla responsabilità di decidere.
La maturità digitale di un’organizzazione non si misura dalla quantità di tecnologia adottata, ma dalla capacità di governarla. La supervisione umana non può limitarsi a un principio formale: deve tradursi in capacità critica, comprensione degli strumenti e reale autonomia decisionale. L’intelligenza artificiale deve amplificare le capacità umane, mai sostituirne le responsabilità.
Dalla prevenzione alla resilienza: l’approccio Assume Breach
Ampio spazio è stato dedicato all’evoluzione della sicurezza informatica, un ambito in cui la sola prevenzione non è più sufficiente. Anche le organizzazioni più strutturate devono accettare la possibilità di subire incidenti informatici, errori operativi o interruzioni dei servizi.
Attraverso la prima tavola rotonda, intitolata “Assume breach: se l’attacco riesce, come continua a lavorare l’impresa?”, i relatori — tra cui Michele Laurelli — si sono confrontati sulla necessità di cambiare prospettiva. Progettare la sicurezza secondo il principio dell’Assume Breach significa farsi domande concrete: Quanto rapidamente siamo in grado di rilevare un’anomalia e contenerne gli effetti? Abbiamo verificato la reale capacità di ripristinare i servizi? Siamo pronti a prendere decisioni critiche quando qualcosa non funziona?
La cybersecurity smette così di essere un mero fattore di protezione tecnologica e diventa una componente centrale della resilienza organizzativa, intesa come capacità di reazione, adattamento e continuità operativa.
Sovranità digitale: governare le dipendenze tecnologiche
Nel corso della seconda tavola rotonda, “Governare l’IA: responsabilità, dati e sovranità digitale”, l’attenzione si è spostata sulla governance dei dati e sulla scelta delle piattaforme. L’adozione di un servizio cloud o di una soluzione di intelligenza artificiale comporta inevitabilmente delle dipendenze che incidono sull’autonomia e sulla sicurezza futura dell’azienda.
Con gli interventi di esperti come Massimiliano Anziutti e il supporto del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica (con il Responsabile della Sezione Operativa di Udine), è stato ribadito che la sovranità digitale non è una semplice questione geografica, ma la capacità strategica di conoscere e governare le proprie dipendenze, valutare i rischi e mantenere la libertà di scelta.
“La sicurezza spiegata semplice”: diffondere cultura sul territorio
Uno dei motivi principali per cui DITEDI patrocina il Digital Security Festival risiede nella sua missione originaria: “La sicurezza spiegata semplice”. La trasformazione digitale non riguarda solo gli addetti ai lavori dell’IT, ma coinvolge imprenditori, lavoratori, studenti, famiglie e cittadini.
Non si può chiedere alle persone di utilizzare strumenti che non comprendono o di prevenire rischi che non conoscono. L’obiettivo dell’iniziativa non è rendere tutti esperti di tecnologia, ma diffondere una cultura digitale partecipativa, capace di restituire valore al territorio anche attraverso divulgazione, iniziative sociali, formazione e borse di studio.
DITEDI accoglie e fa proprio l’invito emerso al termine della giornata di Udine: guidare la trasformazione tecnologica con consapevolezza e visione strategica. Il futuro non è qualcosa che dobbiamo semplicemente aspettare o prevedere, ma un percorso che, come ecosistema territoriale, dobbiamo contribuire attivamente a costruire.

